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EMERGENZE

La soluzione keniana ai disastri climatici

Il progetto degli ecovillaggi del Tana River potrebbe essere un esempio

28-11-2021 di redazione

La situazione di sofferenza del Kenya, preso come esempio a livello internazionale di una nazione con grandi potenzialità e prospettive ma allo stesso tempo alle prese con uno sviluppo poco sostenibile, aggravato dalla crisi climatica e dalle emissioni, ha tenuto banco alla recente conferenza di Glasgow sulla salvaguardia del pianeta.
All’interno del paese vi sono molte diverse problematiche che appartengono alla geofisica del territorio, alle fonti d’acqua e soprattutto alla deforestazione in corso.
Una di queste regioni è senza dubbio la contea di Tana River, che ha sofferto nell’ultimo mezzo secolo di progressive calamità che hanno riguardato allo stesso modo siccità ed alluvioni, e che oggi hanno a che fare con la deforestazione e il contrabbando.
Il tasso di mortalità della contea abbinato al cambiamento climatico è uno dei più alti dell’intero continente.
Le perdite annuali di case e infrastrutture collegate all’inclemenza del tempo ammontano a circa 2 miliardi di scellini, di cui la stessa contea riesce a coprire solo un quarto per gestire i disastri e le emergenze.
Con una popolazione di oltre 370.000 persone, si stima che almeno 100.000 di esse vengano colpite ogni volta che una calamità climatica si abbatte sulla zona. Distruggendo raccolti e uccidendo bestiame, si stima che ogni disastro riduca la stabilità economica delle famiglie colpite di oltre il 60%, relegando ogni volta almeno 2.000 nuove famiglie a sopravvivere con meno di un dollaro al giorno.
Una delle soluzioni possibili per tamponare questo fenomeno è stato recentemente introdotto dal Governatore Dhadho Godhana. Si tratta del concetto di ecovillaggio.
Gli ecovillaggi sarebbero insediamenti di circa 6 mila cittadini, dei moderni “cluster” che comprenderanno alloggi sicuri, scuole, dispensari sanitari, aree di produzione alimentare e industriali, un mercato all’aperto con pozzi in ogni area. Vere cittadine, forse un po’ asettiche, ma sicuramente propedeutiche.
“Si tratta di un insediamento a misura d'uomo e completo in cui le attività umane sono ben integrate in modo da sostenere un sano sviluppo umano – ha spiegato il Governatore al quotidiano Daily Nation – l’obbiettivo degli ecovillaggi è quello di sradicare la povertà e garantire l'integrazione di tutti i bisogni umani di base”.
La sostenibilità del progetto dovrebbe basarsi sull’utilizzo di materiali di provenienza locale, utilizzando tecnologie e infrastrutture sostenibili e dirigendo l’opera verso il ripristino e la protezione dell’ambiente naturale.
Potrebbero essere da 14 a 18 i villaggi da spostare dalle zone a rischio in ecovillaggi, per proteggere le circa 100 mila anime sotto scacco climatico.
Ovviamente la contea, come conferma Godhana, non ha i fondi per sostenere l’intero progetto, ma sta valutando la fattibilità di un villaggio-pilota, Handampia, dove sono già iniziati lavori di strade, piccoli schemi di irrigazione, collegamento all’elettricità e sistemi di approvvigionamento idrico.
“Aspettiamo che possibili partner privati e organizzazioni si rendano conto della bontà del nostro progetto in prospettiva”. ha detto Godhana.

 

TAGS: ecovillaggi kenyatana riverclima kenya

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